Immobilità mentale.

Come mai sempre più giovani cercano l’estero e non l’Italia? Rimanere immobili o muoversi per cambiare? Provo a spiegarlo in 5 punti che possano far comprendere meglio la situazione che un ragazzo è costretto a vivere.

1) Immobilità Scolastica:

Primo dilemma storico che l’Italia non riesce a gestire in modo adeguato. Infatti, il percorso di studi fino all’età obbligatoria (16 anni) vede il ripetersi delle materie e dei programmi per tre volte: Elementari, medie e superiori. Qualcuno potrà dire repetita iuvant, molti pensano repetita annoia!
Da quanto nella politica si discute di riformare la scuola, di avvicinare lo studente alla società lavorativa, di rivedere i programmi scolastici? Da almeno un centinaio di anni. Perché la nostra cara istruzione non è avanzata nel tempo, ma è essenzialmente basata ancora sulle modifiche del filosofo Giovanni Gentile del 1923. Tutto il rispetto per il filosofo, ma la domanda che vorrei porre anche a lui è: “Possiamo noi arrivare in quinto liceo e apprendere fino alla seconda guerra mondiale? Sa dott. Gentile sono passati quasi 80 anni di storia fino al 2019, ma i vari ministeri dell’istruzione aggiungono argomenti al programma rendendolo sempre più oneroso da svolgere in un anno. Come possiamo far dott. Gentile?” Anche il filosofo avrebbe sostenuto che è inammissibile.
Per non parlare dell’università. Statistiche dell’ultimo anno vedono l’Italia penultima (sopra solo alla Romania) con il 27% delle persone che si iscrivono in un Ateneo e lo finiscono (link informativo). La media europea? 40%. Forse è anche il momento di alzare anche la soglia di finanziamenti alla ricerca… Ma no! Tanto ci sono gli altri paesi europei che cercano menti geniali per un guadagno in un lungo periodo in tutti gli ambiti!
Gestire l’educazione è molto complicata ai tempi d’oggi ne siamo consapevoli. Ma questo non vuol dire aggiungere programmi su programmi senza ritegno. Siamo studenti non siamo macchine, abbiamo bisogno di essere educati e non di informazioni mnemoniche. Abbiamo un cervello e non un computer, perché se fosse così dovremmo stare nel periodo storico della “Fuga di CPU”.
Soluzione? O si riforma da zero l’istruzione o si espatria.

2) Immobilità culturale:

L’immobilità scolastica è causa anche di quest’altra. Infatti, l’Italia è il bel paese pieno di musei “a cielo aperto”, di risorse culturali che solo l’Unesco sa catalogarle tutte eppure questa cultura nella civiltà manca.
I nostri predecessori ci hanno lasciato un peso: la storia. Tutti conosciamo o pensiamo di conoscere la storia italiana. Ma la cosa che ci fa più onore è: rinfacciare a tutti la grandezza dell’Antica Roma. Ma anche quest’ultima era molto più aperta dei giorni d’oggi. Basti vedere il modo di accoglienza e di convivenza di diverse civiltà all’interno del vasto impero romano. Invece ora? Non sappiamo come gestire la così detta: “emergenza immigrazione”. Può essere considerata “emergenza” qualcosa che è naturale nell’uomo? A pensar che ognuno alle origini dell’Homo Sapiens era costretto ad emigrare.
La vanità che abbiamo nel nostro paese si sente. Questo fa si di adagiarsi su un terreno fertile senza curarlo. Anche se vedendo la situazione al sud sono più gli immigrati, con il lavoro a nero, a coltivare i campi che gli stessi italiani.
Smettiamola di illuderci e iniziamo a leggere ed informarci su chi siamo, attraverso il confronto e non i blocchi navali. Solo confrontandoci con chi è diverso da noi possiamo scoprire chi siamo.
Quindi se volessimo veramente conoscere la nostra cultura: espatriamo!

3) Immobilità Lavorativa:

Apriamo questo paragrafo con altri dati: l’italiano produce tre volte meno di un tedesco (link informativo). Eppure, abbiamo le stesse ore di lavoro. Non solo l’italiano dice che non c’è lavoro, ma quando lo ottiene non lo prende seriamente. Si potrebbe addirittura produrre, basta superare il luogo comune che dice che in Italia una persona lavora e cinque guardano.
Ma al di là dei luoghi comuni e della efficienza, un giovane sa che non può ricevere un contratto se non ha esperienza. Anche questo è un luogo comune. Ma come può l’Italia ad avere un loop così per ogni giovane? Il “Cerco figura giovanile ma con esperienza” è un ossimoro.
Andiamo avanti però non soffermiamoci in banalità. Un giovane che vorrebbe fare un lavoro stagionale secondo voi lo troverà mai un contratto? No. Da Sud a Nord c’è un’enormità di lavoro in nero. Ma questo non è solo colpa di un datore di lavoro o dello stato che tassa fortemente l’impresa. Il problema è che culturalmente l’italiano si adatta (ops un altro luogo comune). Preferisce avere subito quei 40 euro a servizio per fare il cameriere che pretendere un contratto che dia diritti e futuro.
Aggiungerei inoltre che in Italia si aspetta sempre che lo Stato risolva la disoccupazione. Ma come si fa ad affidarsi ad un modello di “welfare state” se ormai il lavoro si basa sul privato? Forse lo stato dovrebbe favorire chi porta lavoro con manovre finanziarie e non cercare di sostituirsi nella iniziativa privata. Un po’ di sana competizione non ha mai mandato nessuno in disoccupazione. Anzi la competizione tra imprese ha alzato sempre il tasso di occupazione.
Per finire, la mobilità lavorativa è anche un fattore economico che determina quanto una persona sia disposta a cambiare città per trovare lavoro. In Italia non si è disposti a cambiare ambiente per cercar “fortuna”, per questo siamo immobili nel contesto lavorativo.
Non si può pretendere il lavoro se non si ha la cultura del lavoro. Iniziamo ad espatriare negli altri paesi per vedere come gestiscono i lavoratori. Per una volta copiamo, non stiamo a scuola!

4) Immobilità Politica:

Qui si apre un capitolo enorme da affrontare. Ma andiamo con ordine.
La politica cosa è? Non è solo la gestione del bene comune o della Polis. Perché sapete che la Polis di Atene contava 5000 cittadini? Non può essere la stessa cosa. La politica deve nascere e crescere dentro ogni individuo. Ma non può svilupparsi automaticamente per tutti, per questo c’è bisogno di un’educazione civica. Non solo per sapere come è costituito il nostro ordinamento, ma anche per capire che in una Repubblica Parlamentare non esiste il “Premier”, ma il Presidente del Consiglio.
Questo è frutto di una cultura Politica non alla altezza di una Repubblica. Questo si nota non solo dentro le aule parlamentari vuote ma anche nelle aule dei Tribunali. Questi, infatti, sono fermi e per sapere il verdetto di una sentenza bisogna attendere anni. Tempo inammissibili per sapere se si è colpevoli o meno. Questa immobilità giuridica è l’effetto di una riforma amministrativa e giuridica mai avvenuta e mai semplificata. Non si può avere nemmeno la certezza di dipendere dalla stabilità della legge parlamentare. Infatti, questa non si ha per due motivi. La sostituzione della legge con decreti-legge o legislativi e dal fatto che il governo in media dura un anno e nove mesi. Sarà un gioco di poltrone o solamente ignoranza costituzionale? Povera Costituzione Italiana viene sempre tirata in ballo in tutti i social e in tutti i dibattiti politici. Ma nessuno mai ne ha capito il senso.
Inoltre, l’elogio alla Costituzione è sempre in bocca di tutti. Ma non credete, voi lettori, che con i nuovi tempi che richiedono soluzioni efficaci e veloci ci si possa basare su una Costituzione di quasi 80 anni fa? È anche il caso di parlare nei banchi scolastici di questo dilemma, con lezioni di costituzione e cittadinanza.
Per finire una critica alla classe dirigente. Questa è immobile data la presenza delle stesse figure politiche per anni o per decenni. Come si possono fare passi avanti se le persone in politica sono sempre le stesse? Come è possibile affrontare problematiche nuove se la mentalità è ancora quella di partito di 20 anni fa? Non è ora di fare spazio alle menti giovani? Non è possibile non hanno esperienza lavorativa.
Vogliamo rimanere radicati alle radici o vogliamo aprirci alle criticità mondiali? Per questo bisognerebbe espatriare per vedere la cultura e il rispetto civico che negli altri paesi europei si respira.

5) Immobilità economica:

Per ultimo punto, analizzeremo la situazione economica italiana ma anche il concetto di immobilità intergenerazionale. L’economia, l’arte di unire concetti matematici-logici a quelli sociali, è divisa sostanzialmente in tre nella penisola: industriale, agricola, turistica.
Le risorse economiche in Italia sono molto abbondanti ma poco distribuite nel territorio. Come sappiamo infatti il Nord è più industrializzato, il centro è più turistico, il sud è più agricolo. Questo comporta dislivelli sociali non indifferenti. Questo è l’effetto anche di politiche economiche che vogliono essere incisive nel territorio lasciando poco spazio alle iniziative individuali come “startup”. Il successo di una squadra a volte si basa anche sulle spiccate doti geniali di un individuo. Ma questo in Italia viene visto sotto un occhio di invidia, quindi disprezzo. Contesti europei parlano di liberismo economico e di neoliberismo. In poche parole, il motore del sistema economico è la libera iniziativa limitando l’intervento statale. Ma questi concetti in primo luogo non vengono affrontati e in secondo la parola “liberismo” è visto in modo dispregiativo.
La libertà di iniziativa di un giovane non solo è limitata dallo stato, ma anche dall’immobilità intergenerazionale. Quante volte da ragazzi abbiamo sentito di studiare per formarsi un futuro, ma è l’unica via? Ovviamente se si studia fino alla laurea magistrale si aprono più vie, ma perché viene messo da parte il giovane che abbandona lo studio e si mette a lavorare? Eppure, è più produttivo di un giovane che va all’università se ha un contratto. Immobilità tra generazioni che si riflette sul lavoro. Quante volte si sente questo benedetto nipotismo che arieggia tra aziende e politica?
Per ricondurre i due concetti dell’immobilità enunciata in questo paragrafo farò un esempio. I genitori italiani tendono a radicare nel figlio valori antichi, come la famiglia, l’amore, l’onestà e così via. Ma questi sono valori produttivi? Non sto sostenendo che non siano importanti, ma voglio rimarcare che mancano dei valori essenziali per lo sviluppo: come la libertà di poter diventare ciò che si desidera, quindi la libertà di iniziativa, la cultura del lavoro, l’educazione all’ambiente. Quei valori che possano rendere più produttivo un paese.
Per finire questo paragrafo, introduciamo la “propensione al risparmio”. Questo fattore economico è il contrario della “propensione al consumo”, cioè nella penisola si pensa più a risparmiare che a spendere. Non voglio affermare che il risparmio è negativo, ma che bisognerebbe spingere al consumare. Di certo la politica con la tassazione alta sull’Iva non aiuta. Ma il circolo di denaro tende ad aumentare l’occupazione lavorativa. Una famiglia pensa che risparmiando faccia si di poter creare futuro per le generazioni future. Invece, è l’inverso. Sempre più genitori che non mettono in giro denaro tenderanno a contribuire alla disoccupazione del figlio. Non a caso il nostro paese è considerato un paese di “vecchi”. Questi infatti hanno un bel patrimonio alle spalle che giustamente vogliono tenere, ma che al tempo stesso non creano lavoro. E di sicuro non si risolve tassando le pensioni che farà circolare più moneta.
Per questo gli altri paesi viaggiano su un’altra linea d’onda economica. Hanno capito che il lavoro, che si trasforma sempre, è dato anche da un’educazione al denaro. Motivo in più per espatriare: l’economia crea lavoro, il risparmio crea disoccupazione.

Per concludere questo lungo viaggio di riflessione vorrei riportare anche un po’ di realtà sensitiva. Un giovane è combattuto dall’indecisione: partire o non partire, combattere o non combattere, vivere qui o all’estero. Chi rimane e chi parte hanno tesi forti per far ciò che ritengono giusto. Ma questa incertezza di futuro non può esistere in una Repubblica che si considera civile.
Ma cosa è più nobile? Soffrire nell’animo dai sassi e dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna o impugnare le armi in un mare di affanni e combatterli? Dilemma dell’essere o non essere che già Shakespeare circa 400 anni fa, fece capire in modo efficace.

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