Ugo Russo nasce a Roma il 18 giugno 1950.
E’ un giornalista e artista italiano ed è stato inviato della Redazione Sportiva del Giornale Radio Rai.
E’ stato una delle voci storiche di “Tutto il calcio minuto per minuto” ed anche il giornalista ad aver effettuato in carriera più radio-telecronache. (Più di 4000)

Entrato in Rai nel 1994, divenendone successivamente inviato.
Dopo oltre quarantadue anni di appassionato giornalismo, per Ugo Russo arriva la “meritata pensione”.
Questo accade il 12 ottobre 2014 commentando, commosso, la sua ultima partita (Livorno-Trapani).

Una commozione iniziata già dal primo collegamento, quando Russo rispolverò la frase con cui, alla fine degli anni ’60, era solito esordire: “Gentili signori all’ascolto, la mia voce torna a titillare i vostri padiglioni auricolari”.

Ha seguito ben sei Olimpiadi, Mondiali ed Europei di moltissime specialità, oltre a tanti Giri d’Italia di ciclismo, Sei Nazioni di rugby e molto altro.

Ai giochi olimpici di Sydney è riuscito ha raccontare per la Rai avvenimenti di 23 diverse discipline agonistiche.

La redazione sportiva di NONELARADIO.it ha avuto il piacere e l’onore di intervistare Ugo Russo all’interno del contenitore sportivo “Quelli che lo Sport”.

“Buon pomeriggio a tutti voi cari amici il mio verbo torna a titillare i vostri padiglioni auricolari dal salotto di casa mia da dove rinfrangera’ eventi e situazioni di questa simpatica intervista con gli amici di “Non è la Radio” un caro saluto a voi in studio e a tutti gli ascoltatori”

Inizia così la splendida intervista a Ugo Russo… 

Non voglio passare per quello che piange quando fa le radiocronache. In quell’occasione come giustamente dicevate voi era un modo per buttare fuori tutto quello che avevo dentro e tutto l’amore che provavo per questo mestiere. Quando sei in radiocronaca non sai mai quanta gente c’è dall’altra parte del microfono e che ti sta ascoltando. Lo sai soltanto in queste occasioni.  Per un giorno e mezzo sono stato primo negli hashtag più richiesti, prima addirittura degli ‘Angeli del fango” come era in quel periodo e  prima addirittura del Papa.. C’era Ugo Russo con questa radiocronaca!
Pensavo di aver perso tanta gente con quell’ultima radiocronaca, invece in quell’occasione ho davvero capito che iniziava per me un altra vita.
Tante le persone che mi hanno dedicato belle parole quindi voleva dire in quel momento che avevo centrato il mio obiettivo, cioè quello di essere sempre pronto e presente per la gente e di farmi sempre trovare preparato, soprattutto per il rispetto verso la gente che mi seguiva da tanto.
Questo mio atteggiamento evidentemente ha pagato perché ripeto sono stati tutti veramente eccezionali.

Hai fatto più di 4000 radiocronache,  sei Olimpiadi, mondiali, europei, Giri d’Italia, hai raccontato per la per la Rai ventitre discipline diverse. Ma non solo. Hai anche ricevuto la Stella di Bronzo del Coni 2015 per aver contribuito al prestigio dello Sport Italiano.

Esatto ragazzi, ma la cosa più bella  è che dal 1929 quando questa onorificenza è stata praticamente istituita, io sono stato il nono giornalista ad averla ricevuta e quindi questo mi onora ancora di più proprio perché come tu facevi giustamente capire e riferivi è senza dubbio l’onorificenza più alta che possa essere conferita ad un essere umano che si è dedicato allo sport.
I miei anni di carriera sono al momento 53 ma non voglio assolutamente finire e credo che in cinquantatré anni ho potuto fare tantissime cose. Ma sono contento di quello che ho fatto perché era quello che sognavo di fare. Credo di fare un mestiere meraviglioso. Questa mia intervista questa sera.. permettetemi.. vuole essere anche un monito, non dico una lezione, ma comunque un insegnamento a tutti i giovani che si stanno avvicinando a questa  professione.
Io vedo troppa prosopopea, troppa spocchia. Vedo tanti giovani che quando fanno la prima radio/ telecronaca vogliono il microfono d’oro, la poltrona di pelle umana, quando magari ancora sono giovanissimi e non solo non sanno bene l’argomento di cui stanno per trattare ma neanche la lingua italiana.
Manca la gavetta, manca l’umiltà  che avevamo noi che avevamo fatto una certa scuola per arrivare a tanto. Io vorrei ricordare le mie prima radiocronache fatte con i gettoni del telefono. Radiocronache fatte dai balconi perché la Lega era inflessibile e noi che venivano dalla emittenza privata non avevano accesso alle partite. Non ci veniva neanche concesso  di fare i famosi tre minuti.
La RAI aveva un esclusiva e quindi noi non avevamo accesso praticamente a nulla.
Ho fatto anche  tanta televisione. Televisione fatta in una stanza due per due in situazioni sempre di grande precarietà, sempre da solo, e dovevi impegnarti a tenere la gente incollata al televisore, poche volte con un ospite vicino. Dovevi impegnarti al massimo perché altrimenti la gente cambiava canale… se non era gavetta queata!!…
Attenzione ragazzi.. attenzione voi giovani che vi approcciate  a questa professione.. bisogna essere umili per arrivare, bisogna avere una certa scuola, non bisogna sentirsi come purtroppo succede  troppo sicuri e già arrivati”

Dobbiamo essere sinceri… prendiamo  le tue parole come monito importante che custodiremo gelosamente. 

Tutto questo è importante perché poi quando c’è il vecchietto come me che nella circostanza è colui che vi sta parlando dall’altro capo del filo in questo momento che però ha  una certa esperienza e gli chiedete un qualcosa per cercare di migliorare nella professione..dico questo. Attenzione giovani giornalisti a dire “non ho bisogno di niente e di nessuno”  questo non è un buon viatico per partire bene in questa professione che è difficile e che dovete fare sempre nella maniera migliore nel  rispetto di chi vi ascolta e soprattutto usate l’educazione… Questo non va mai dimenticato

Parliamo allora di gavetta. I tuoi inizi nelle televisioni private. Teleroma 56 ad esempio

Sedici anni indimenticabili. Dove praticamente una domenica lavoravi quasi 24 ore ma non ti pensava nulla perché era bello, perché lo sapevi che la gente da casa stava aspettando questo. Erano i momenti, gli anni in cui certe partite neanche la Rai  le trasmetteva, le interviste. Andavi fuori in trasferta, poi alle 11 intervenivo a  “Meeting  con Giulio Giulio Galasso, poi c’erano quei famosi 90 minuti raccontati con Lambertone Giorgi,  dove c’eravamo inventati questa  pallina che lampeggia a  secondo di dove si svolgeva l’azione della partita.. ed eri sempre sicuro e certo di quello che succedeva sul campo non collegato.
Eravamo messi così, ma la gente era appagata. Raggiungevano ascolti altissimi
e avevamo fino a un milione e mezzo  di spettatori a domenica. Coprivamo televisivamente quattro.. anche cinque regioni.
Dopo la partita “Tempi supplementari” dove si  interveniva in casi particolari e soprattutto se   succedeva qualcosa o quantomeno per le interviste a caldo.
Ma quanta soddisfazione.. quanto era bello sapere che c’era tanta gente che ti aspettava la sera.

Altra tua passione. La scrittura.

Devo dire che in tutto i libri che ho  scritto sono stati sette. Due in gioventù. Uno era un manuale  della pallavolo e poi ” Microfono a due facce” che è venuto così.. non dico per caso… avevo intenzione da tantissimi anni di scriverlo perché doveva raccontare  un po’ la mia carriera…..

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