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Da quando Mattarella ha annunciato di volergli conferire l’incarico è tornata a circolare la teoria del complotto su Mario Draghi e sul panfilo dove tenne un discorso sulle privatizzazioni italiane nel 1992.

Il tutto avallato da un video, tornato di moda, in cui Francesco Cossiga accusa Mario Draghi di essere un vile affarista reo di aver svenduto il nostro paese.

Il 1992 sembra in effetti un anno come tanti, ma in realtà accaddero tante cose in Italia.

A Nord Bossi iniziava a mettere a soqquadro l’Italia con la Lega, a Milano iniziava Mani Pulite, in Sicilia venivano eliminati da Cosa Nostra i giudici Falcone e Borsellino. Si creava dunque un vuoto di potere nel quale chiunque avrebbe potuto mettere le mani sui tesori d’Italia.

Sul panfilo Britannia, appartenente alla Corona inglese e di proprietà della società britannica “British Invisibiles” (gruppo finanziario di Londra) a largo di Civitavecchia avveniva quindi la privatizzazione (o la svendita) del nostro Paese.

A quell’evento parteciparono Jacob Rotshild, Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore di Bankitalia, Beniamino Andreatta, Romano Prodi, Giuliano Amato, Giulio Tremonti, Lamberto Dini e Mario Draghi. Quel giorno in pochi pianificarono il futuro di tutti, non in un Parlamento o in una sede istituzionale ma a bordo del Panfilo Britannia.

IL DISCORSO DI MARIO DRAGHI

“Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico”, esordì Draghi. I British Invisibles erano allora il gruppo di interessi finanziari della City.

Per poi spiegare: “La privatizzazione è stata originariamente introdotta come un modo per ridurre il deficit di bilancio. Più tardi abbiamo compreso, e l’abbiamo scritto nel nostro ultimo rapporto quadrimestrale, che la privatizzazione non può essere vista come sostituto del consolidamento fiscale, esattamente come una vendita di asset per un’impresa privata non può essere vista come un modo per ridurre le perdite annuali. Gli incassi delle privatizzazioni dovrebbero andare alla riduzione del debito, non alla riduzione del deficit. Quando un governo vende un asset profittevole, perde tutti i dividendi futuri, ma può ridurre il suo debito complessivo e il servizio del debito. Quindi, la privatizzazione cambia il profilo temporale degli attivi e dei passivi, ma non può essere presentata come una riduzione del deficit, solo come il suo finanziamento”.

COSA AVVENNE DOPO IL BRITANNIA

Da quel giorno avviene la privatizzazione del gruppo SME, azienda pubblica controllata dall’IRI con una quota del 64%. Nel luglio 1993, con la prima tranche della privatizzazione, relativa al settore surgelati e a quello dolciario del gruppo SME, il gruppo svizzero Nestlé acquisisce i marchi MottaAlemagna, La CremeriaAntica Gelateria del Corso, MaxiconoSurgela, Marefresco, La Valle degli Orti, Voglia di pizza, Oggi in Tavola.

Molte aziende italiane dunque diverranno privatizzate tra le quali l’ENI, di cui Goldman Sachs acquisì l’intero patrimonio immobiliare, e quelle controllate dall’IRI, tra cui la SME (agroalimentare).

Le privatizzazioni furono realizzate tramite opportuni decreti che cambiavano la forma societaria delle aziende statali. In particolare:

  • sulla base delle disposizioni dettate in materia di trasformazione degli enti pubblici economici contenute nell’art. 1 del D.L. 5 dicembre 1991 n. 386, convertito nella legge 29 gennaio 1992 n. 35, (trasformazione degli enti pubblici economici, dismissione delle partecipazioni statali ed alienazione di beni patrimoniali suscettibili di gestione economica) gli enti di gestione delle partecipazioni statali e gli altri enti pubblici economici, nonché le aziende autonome statali, possono essere trasformati in società per azioni (art. 1, 1° co, d. l. 5.12.1991, n. 386);
  • con il decreto n. 386/1991 il Governo ha stabilito, per la disciplina degli enti trasformati in società per azioni (enti di gestione delle partecipazioni statali e altri enti pubblici economici, nonché aziende autonome statali), un rinvio di disciplina alla fonte codicistica, fatta eccezione per la revisione del bilancio di esercizio;
  • il decreto del 1992 nº 333 ha trasformato in SpA le aziende di Stato IRIENIINA ed ENEL;
  • l’Ente Ferrovie dello Stato (già ente pubblico economico istituito con la legge 17 maggio 1985 n. 210) è stato trasformato in società per azioni in forza della deliberazione C.I.P.E. del 12 agosto 1992, adottata a norma dell’art. 18 del D.L. 11 luglio 1992 n. 333, convertito nella legge 8 agosto 1992 n. 359;
  • con deliberazioni in data 18 febbraio 1993 e 2 aprile 1993, il C.I.P.E. ha stabilito i criteri per la trasformazione in S.p.A. dell’Azienda autonoma dei monopoli di Stato ed i criteri generali di riassetto del settore delle telecomunicazioni;
  • in data 30.12.1993 ha trovato conferma con delibera del Consiglio dei ministri, la dismissione totale della quota detenuta dell’Iri nel Credito Italiano e di quella detenuta dall’Eni nel Nuovo Pignone. Ulteriore delibera del Consiglio dei Ministri ha disposto la dismissione da parte dell’Eni delle società controllate Agip e Snam, previa quotazione in borsa delle stesse;
  • con direttiva del 30.6.1993 il Presidente del Consiglio dei ministri Carlo Azeglio Ciampi ha proceduto alla dismissione delle partecipazioni detenute dal tesoro in Banca Commerciale Italiana, Credito italiano, EnelImiSTETIna ed Agip;
  • il D.l. n. 332 del 31.5.1994, conv. in l. n. 474 del 30.7.1994, ha unificato la normativa in tema di dismissione di partecipazioni dello Stato e degli enti pubblici in società per azioni;
  • la legge 8.8.2002, n. 178, ha disposto, all’art. 7, la trasformazione dell’Ente nazionale per le strade ANAS in società per azioni;
  • il decreto legislativo 18 novembre 1997, n. 426 ha proceduto alla trasformazione dell’ente pubblico “Centro sperimentale di cinematografia” nella fondazione “Scuola nazionale di cinema”;
  • il D.lgs. 29 gennaio 1998, n. 19 ha disposto la trasformazione dell’ente pubblico “La Biennale di Venezia” in persona giuridica privata denominata “Società di cultura La Biennale di Venezia”, a norma dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della L. 15 marzo 1997, n. 59.

Nessun complottismo e niente complotto, tutto alla luce del sole. Quel giorno di giugno sul Panfilo Britannia, il 90% dei partecipanti apparteneva al Club Bilderberg.

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