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Era il 26 dicembre del 2004, quando ci svegliammo con una delle notizie più tragiche che la natura ci aveva mai riservato: un drammatico tsunami tra Sri Lanka, Indonesia e Maldive. Una catastrofe naturale che nessuno era abituato a vedere: per dimensioni, potenza e perdite umane. In Italia mentre tutto si compiva, era quasi l’una di notte, gli smartphone non c’erano e le notizie ancora viaggiavano lentamente. Fu la mattina presto, che la maggior parte di noi apprese la notizia e da quel giorno, l’Occidente, imparò una nuova parola: “Tsunami”. Maremoto.

Tutto venne causato dal terremoto al largo della costa nord-occidentale di Sumatra in Indonesia, erano le 07:59 della mattina del 26 Dicembre. Il sisma durò 8 minuti. Una scossa di magnitudo 9.1 generò un violentissimo maremoto: il bilancio pesante in vite umane, fu di circa 250 mila morti di cui circa il 25% bambini. Le zone colpite furono: alcune parti delle regioni costiere dell’Indonesia, dello Sri Lanka, dell’India, della Thailandia, della Birmania, del Bangladesh e delle Maldive. Ma la sua potenza fu così devastante da arrivare a colpire le coste della Somalia e del Kenya (ad oltre 4.500 km dall’epicentro del sisma).

L’impatto di quel fenomeno fu così devastante che da quel giorno, cambiò il sistema di monitoraggio e di allerta dei maremoti in tutto il mondo, Italia compresa.
“Avendo ucciso oltre 200 mila persone e fatto danni per parecchie decine di miliardi di dollari, quell’evento ha stimolato la comunità scientifica e gli apparati governativi a dotarsi di strumenti di monitoraggio e allerta per il rischio da maremoti” ha detto all’ANSA il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni.
“Anche a seguito di quell’evento, in Italia – ha aggiunto – è stato istituito presso l’Ingv di Roma, in accordo con la Protezione Civile Nazionale, il Centro Allerta Tsunami che ha la sala operativa h24 e sorveglia il Mediterraneo e il Nord Atlantico dal rischio maremoto”. Fonte: ansa.it

Nella tragedia morirono anche 40 italiani, tra Thailandia e Sri Lanka chi si trovava in vacanza e chi per lavoro.
Si è trattato di un terremoto di proporzioni catastrofiche rare, e di conseguenza lo tsunami fu drammatico sotto ogni punto di vista: è riuscito a rompere un piano di faglia lungo oltre 1200 chilometri alla velocità di circa 2km al secondo.
Il tempo per completare la sua “corsa” è stato di circa 10 minuti. Minuti in cui ha alzato i banchi corallini sulla costa oltre il pelo dell’acqua anche di mezzo metro. Le onde del maremoto raggiunsero altezze che in alcuni punti superarono anche i 20 metri.
Dopo 25 minuti raggiunsero Sumatra, due ore dopo la Thailandia.

Il tragico evento venne ricordato in un film del 2012: “The Impossible” diretto da Juan Antonio Bayona. Il film è ispirato alla storia vera di una famiglia colpita dallo tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano.

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